Il portone si chiude alle mie spalle con un click metallico che risuona nel silenzio. L’indirizzo che mi ha mandato Luca corrisponde a un attico in zona Porta Romana, uno di quei palazzi d’epoca ristrutturati dove il lusso si nasconde dietro facciate sobrie. Salgo al quarto piano in ascensore, controllando per l’ennesima volta il messaggio: “Ore 21. Porta la tuta rossa. Nient’altro.”
Quando la porta si apre, mi ritrovo davanti un uomo sulla quarantina, capelli scuri appena brizzolati, fisico asciutto da chi frequenta la palestra con costanza ma senza ossessione. Jeans scuri e camicia bianca con le maniche arrotolate. Niente di eccentrico, niente di teatrale. Mi squadra con uno sguardo che mi percorre dalla maschera rossa che mi copre metà volto fino agli stivali col tacco dodici, indugiando sulla tuta di latex che fascia ogni centimetro del mio corpo, lasciando scoperto solo il seno.
“Arianna,” dice, e non è una domanda. La sua voce è calma, controllata. “Entra.”
L’appartamento è un labirinto di stanze che si aprono l’una sull’altra. Mentre mi precede lungo il corridoio, intravedo quello che c’è oltre le porte socchiuse: una sala con una croce di Sant’Andrea contro la parete, corde appese come installazioni artistiche. Un’altra stanza dominata da un lettino da massaggio modificato, con anelli di metallo ai quattro angoli. Una terza con specchi ovunque e luci regolabili.
“Lavoro da casa,” spiega Luca notando il mio sguardo curioso. “E ho… hobby specifici. Ogni stanza ha una funzione. Stasera useremo la camera da letto principale.”
Mi conduce in fondo al corridoio. La stanza è ampia, dominata da un letto king size con struttura in ferro battuto nero. Ma è il resto che cattura la mia attenzione: un armadio a muro con ante di vetro che espone una collezione impressionante di oggetti BDSM ordinati per categoria. Frustini, paddle, corde di diversi materiali e spessori, gag, bavagli, pinze, candele. Sul comodino, già predisposti, lubrificante, salviette e una serie di giocattoli che riconosco al volo.
“Sei preparato,” commento, e nella mia voce c’è una punta di sfida. Sono abituata a clienti che improvvisano, che giocano a fare i dominanti senza sapere davvero cosa significhi. Luca sembra diverso.
“Sempre.” Si avvicina, mi afferra il collare che porto al collo e tira la catena con un gesto secco che mi costringe a sollevare il mento. “Regole. Questa sera comando io. Completamente. Safeword è ‘rosso’. ‘Giallo’ se devi rallentare. Ripeti.”
“Rosso per fermare. Giallo per rallentare.” La sua vicinanza mi fa accelerare il battito. Il latex scricchiola mentre respiro.
“Brava.” Lascia la catena e fa un passo indietro. “Spogliami.”
Mi avvicino e inizio a sbottonargli la camicia. Le mie dita guantate di rosso scivolano sui bottoni bianchi. Luca resta immobile, ma sento la tensione nel suo corpo, il modo in cui trattiene il respiro quando le mie nocche sfiorano la pelle del suo petto. Faccio scivolare la camicia dalle spalle, scoprendo un fisico tonico, una linea di peli scuri che scende dall’ombelico. Apro la cintura, abbasso la zip dei jeans. Quando infilo le dita nell’elastico dei boxer, lui mi ferma.
“In ginocchio.”
Obbedisco, sentendo il latex tirare sulle cosce mentre mi abbasso. Da questa posizione lo guardo dal basso, aspettando. Lui completa quello che ho iniziato, liberandosi dei jeans e della biancheria. Il suo cazzo è già duro, spesso, con la punta lucida di pre-sperma.
“Aprila,” ordina, e capisco che intende la bocca. La apro, allungando la lingua. Lui afferra la catena del collare con una mano e con l’altra guida il suo membro tra le mie labbra. “Più profondo.”
Il controllo della carne
Spinge dentro con decisione, riempendomi la bocca. Il sapore salato esplode sulle mie papille mentre lui inizia a muoversi, usando la catena per controllarmi il ritmo. Quando arriva in fondo, tocca la mia gola e devo lottare contro il riflesso del vomito. Lacrime mi rigano le guance, rovinando il mascara sotto la maschera.
“Guarda che puttana perfetta,” mormora Luca, e nel suo tono c’è ammirazione mista a crudeltà. “Così brava a prendere cazzo in bocca. Respira col naso.”
Seguo le sue istruzioni mentre lui accelera, scopandomi la faccia con colpi profondi. La saliva mi cola sul mento, gocciola sul seno nudo, scivola sul latex rosso. Quando sento che sta per venire – il cazzo che pulsa, il respiro che si fa irregolare – lui si ritrae completamente.
“Sul letto. A quattro zampe.”
Mi alzo sulle gambe tremanti e mi posiziono come richiesto. Il materasso affonda sotto il mio peso. Sento Luca muoversi dietro di me, il fruscio di qualcosa che viene preso dall’armadio. Poi le sue mani sul mio culo, che accarezzano il latex teso sulla carne.
“Questa tuta ha un’apertura?” chiede.
“Zip tra le gambe.”
La sento scorrere, l’aria fresca che mi sfiora la figa bagnata. Due dita scivolano dentro senza preavviso, affondano fino alle nocche. Gemo, arcuando la schiena.
“Fradicia,” constata lui con soddisfazione. “Ti piace essere usata così, vero? Ti piace quando ti trattano come un oggetto.”
Non rispondo, ma il mio corpo parla per me quando mi spingo contro le sue dita, cercando più frizione. Lui le ritira, e sento qualcosa di freddo colarmi addosso – lubrificante. Poi la pressione del suo cazzo contro l’apertura, e la spinta decisa con cui mi penetra tutta in un colpo solo.
“Cazzo!” La parola mi sfugge mentre lui affonda fino in fondo, le palle che sbattono contro il mio clitoride. È grosso, mi riempie completamente, e quando inizia a muoversi lo fa con colpi lunghi e profondi che mi fanno vedere le stelle.
Una mano si avvolge nei miei capelli, tira indietro la mia testa. L’altra afferra la catena del collare. Sono completamente in suo potere mentre mi scopa senza pietà, il suono osceno della carne contro carne che riempie la stanza insieme ai miei gemiti.
“Girati,” ordina improvvisamente, uscendo da me. “Voglio vederti in faccia quando ti sfondo.”
Mi butto sulla schiena e lui mi afferra le caviglie, me le spinge contro il petto, aprendomi completamente. Rientra con una spinta brutale che mi strappa un grido. In questa posizione mi penetra ancora più a fondo, e posso vedere il suo viso contratto dalla concentrazione, gli occhi fissi sul punto dove i nostri corpi si uniscono.
“Toccati,” comanda. “Fatti venire sul mio cazzo.”
Porto una mano tra le gambe, trovo il clitoride gonfio e inizio a massaggiarlo con movimenti circolari. Il piacere cresce rapidamente, un’onda che si accumula nel basso ventre. Luca accelera il ritmo, sbattendo contro di me con forza crescente.
“Chiedi il permesso,” dice quando mi sente ansimare sempre più forte.
“Posso… posso venire?”
“No.”
Il bastardo. Rallento le dita ma lui mi afferra il polso, costringe la mia mano a continuare. “Non ti ho detto di fermarti. Toccati. Ma non venire.”
È una tortura squisita. Il piacere sale, sale, sale fino al punto di non ritorno, e io devo trattenermi con tutta la mia forza di volontà. Sudore mi imperla la fronte, il corpo scosso dai brividi.
“Ancora no,” mormora Luca, e vedo che anche lui sta lottando per non esplodere dentro di me. “Aspetta… aspetta…”
Quando finalmente dice “Adesso!”, l’orgasmo mi travolge come uno tsunami. Mi arcuo sotto di lui, stringendo il suo cazzo con spasmi incontrollabili mentre grido il mio piacere. Lui viene subito dopo, affondando fino in fondo e riempiendomi di sborra calda.
La vendetta dolce
Restiamo così per lunghi secondi, ansimanti, sudati. Poi Luca si ritrae e si butta accanto a me sul letto. Ha ancora il cazzo semi-rigido, lucido dei nostri fluidi misti.
“Sei stata bravissima,” dice, e nella sua voce c’è genuina ammirazione. “Davvero perfetta.”
Mi giro su un fianco per guardarlo. Sotto la maschera, sorrido. “Il gioco non è finito.”
Prima che possa reagire, mi muovo. Sono veloce, allenata. Lo spingo sulla schiena e gli salgo a cavalcioni, bloccandogli i polsi sopra la testa. Il latex scricchiola mentre mi posiziono sul suo corpo.
“Che cazzo…?” inizia, ma si interrompe quando abbasso la testa e prendo il suo cazzo in bocca, succhiandolo fino a farlo tornare completamente duro.
“Arianna,” dice, e ora nella sua voce c’è incertezza. “Cosa stai facendo?”
“Il mio lavoro,” rispondo, alzando lo sguardo verso di lui. “Tu hai avuto il tuo divertimento. Ora tocca a me.”
Mi infilo il suo cazzo nella figa ancora piena della sua sborra e inizio a cavalcarlo con movimenti lenti, circolari. Lo sento irrigidirsi sotto di me, già sensibile dopo l’orgasmo. Perfetto.
Aumento il ritmo, stringendolo con i muscoli interni, e vedo i suoi occhi sgranrsi. “Aspetta… è troppo presto…”
“Shh,” lo zittisco, portando un dito guantato alle sue labbra. “Adesso comando io.”
Lo cavalco sempre più forte, alternando movimenti rapidi a ondulazioni profonde. Luca geme, le mani che si stringono sulle mie cosce. Sento il suo cazzo pulsare dentro di me, sull’orlo di un secondo orgasmo.
Quando è quasi lì, mi fermo. Completamente immobile.
“No, no, no,” ansima lui, cercando di muovere i fianchi. Lo blocco con tutto il mio peso.
“Chiedi il permesso,” sussurro, ripetendo le sue stesse parole.
“Posso… cazzo… posso venire?”
“No.”
Riprendo a muovermi, portandolo di nuovo sull’orlo. E mi fermo. Lo faccio ancora. E ancora. Edging spietato che lo riduce a un ammasso di nervi esposti. Sudore gli imperla la fronte, i muscoli tesi come corde di violino.
“Ti prego,” geme alla fine. “Ti prego, Arianna…”
“Ancora un po’,” mormoro, godendomi il suo tormento. Lo porto sull’orlo per la quinta volta, e quando sento che non può più resistere, mi sollevo completamente, lasciando il suo cazzo pulsare nel vuoto.
Lui viene così, senza stimolazione, l’orgasmo rovinato che gli strappa un gemito frustrato mentre lo sperma gli schizza sul ventre in rivoli deboli invece che getti potenti. È bellissimo vederlo così, distrutto dal piacere negato.
Mi abbasso e lecco via lo sperma dal suo addome, ripulendolo con la lingua. Quando alzo lo sguardo, trovo i suoi occhi fissi su di me, spalancati.
“Sei una stronza magnifica,” dice con voce roca.
Sorrido. “Lo so.”
Più tardi, mentre mi rivesto nel bagno, trovo una busta sul lavandino. Dentro, il compenso concordato più altri cinquecento euro. Un biglietto scritto a mano: “La prossima settimana. Stessa ora. Porta anche la frusta.”
Esco nell’aria fresca della sera, il latex che scricchiola sotto il cappotto, e sorrido. Milano è piena di uomini che credono di voler dominare. Luca è uno dei pochi che capisce che il vero potere sta nel saperlo cedere.
Il mio telefono vibra. Un messaggio da un numero sconosciuto: “Sei libera giovedì?”
Rispondo mentre scendo le scale: “Dipende. Quanto sei disposto a pagare?”
La notte è ancora giovane, e io ho altre chiamate da fare.



