L’autosilo di mezzanotte

Il guinzaglio

Il parcheggio dell’autosilo puzzava di cemento umido e gomma bruciata. Le luci al neon tremolanti disegnavano ombre innaturali sulle colonne portanti, trasformando quello spazio sotterraneo in un teatro surreale. Laura inspirò profondamente, sentendo il corsetto di vernice stringerle le costole come una morsa calda. I tacchi a spillo risuonavano sul pavimento mentre Matteo la guidava verso l’auto parcheggiata nell’angolo più buio del terzo piano interrato.

«Dammi il guinzaglio», ordinò lui con voce piatta, quasi annoiata.

Lei esitò un istante, le dita che stringevano la sottile catena cromata collegata al collare che le cingeva il collo. Era la prima volta che facevano qualcosa del genere fuori dalle mura sicure di casa. Il cuore le martellava contro lo sterno compresso dal corsetto. Matteo non ripeté l’ordine: semplicemente tese la mano, lo sguardo fisso nei suoi occhi. Laura sentì qualcosa sciogliersi dentro di sé, una resistenza che cedeva come ghiaccio al sole. Gli porse il guinzaglio.

«Brava cagna», mormorò lui, avvolgendo la catena intorno al pugno. Un colpo secco la fece avvicinare. «Apri la portiera posteriore e sali. A quattro zampe.»

Laura obbedì, le guance che bruciavano per quella parola – *cagna* – che le risuonava nella testa come una campana. Si issò sul sedile di pelle bordeaux, il culo scoperto che sporgeva oscenamente mentre si posizionava come le era stato ordinato. Matteo salì dietro di lei, chiudendo la portiera con un tonfo sordo che amplificò il silenzio dell’autosilo deserto.

«Ricordi le regole?» chiese, facendo scorrere la mano lungo la sua schiena nuda, dalla nuca fino alla curva dei glutei.

«Sì, padrone», sussurrò Laura, la voce che tremava. «Non parlare senza permesso. Non venire senza permesso. Obbedire sempre.»

«E se qualcuno ci vede?»

«Continuo. Non mi fermo.»

Matteo sorrise nell’ombra. Le sue dita scivolarono tra le cosce di Laura, scoprendo quanto fosse già bagnata. «Puttanella eccitata. Ti piace l’idea che qualcuno possa guardarti mentre ti scopo come una troia?»

Lei gemette, spingendo istintivamente il bacino contro quella mano. Un colpo secco sulla natica destra la fece sussultare.

«Ho fatto una domanda.»

«Sì, padrone. Mi eccita.»

Sotto gli occhi di chi passa

Matteo le afferrò i fianchi e la tirò indietro, allineando il cazzo duro contro l’ingresso della sua figa. Entrò con una spinta decisa, senza preparazione, senza dolcezza. Laura ansimò, le dita che si aggrapparono al sedile anteriore mentre lui cominciava a sbatterla con colpi profondi e ritmati. Il suono osceno della carne contro carne riempiva l’abitacolo, accompagnato dai suoi gemiti soffocati.

«Più forte, cagna. Voglio sentirti.»

Laura lasciò andare un grido, la voce che rimbalzava contro i finestrini. Proprio in quel momento, attraverso il vetro appannato, scorse delle figure che passavano tra le auto parcheggiate. Una coppia che rideva, probabilmente diretta alla propria macchina. Il panico le strinse la gola.

«Matteo, c’è gente—»

La mano di lui le strinse la nuca, spingendole la faccia contro il sedile. «Quale regola hai appena infranto?»

«Scusa, padrone», boccheggiò Laura, il terrore mescolato a un’eccitazione così violenta da farle girare la testa.

«Continuo. E tu zittisci quella bocca o la riempio.»

Le voci si avvicinarono. Laura trattenne il respiro mentre Matteo riprendeva a scoparla, più lentamente ma con spinte più profonde, il bacino che sbatteva contro il suo culo producendo un rumore inequivocabile. Le voci si fermarono. Poi ripresero ad allontanarsi, accompagnate da una risatina imbarazzata. Erano passati abbastanza vicini da sentire.

Matteo rise piano, crudele. «Ti sei stretta tutta quando hanno sentito. Ti piace davvero, puttana.»

Sfilò da lei con un movimento brusco. Laura gemette per la perdita improvvisa, sentendosi vuota, usata. Lui la afferrò per i capelli, tirandola su e facendola girare. Prima che potesse capire cosa stesse succedendo, Matteo la sollevò di peso, le mani sotto le cosce, e la spinse contro il finestrino laterale. La schiena di Laura premette contro il vetro freddo mentre lui la penetrava di nuovo, questa volta tenendola sospesa, completamente in suo potere.

«Guarda», ordinò, indicando con il mento oltre la sua spalla.

Laura girò la testa. A una decina di metri, seminascosto dietro un SUV nero, c’era un uomo. La osservava. Una mano infilata nei pantaloni si muoveva con ritmo inequivocabile. Laura avrebbe dovuto sentirsi violata, spaventata. Invece sentì la figa stringersi intorno al cazzo di Matteo, un orgasmo che le montava dal basso ventre come un’onda inarrestabile.

«Chiedi il permesso», sibilò Matteo, accelerando i colpi.

«Per favore, padrone, posso venire?»

«No.»

Un singhiozzo disperato le sfuggì. Matteo continuò a sbatterla contro il vetro, il guardone che si segava sempre più velocemente, e Laura che lottava contro il proprio corpo in rivolta.

«Perfavore, perfavore, perfavore…»

«No.»

Il gioco dei piedi e lo sguardo del voyeur

Matteo la depositò sul sedile con un movimento fluido, sfilandosi da lei ancora una volta. Laura tremava tutta, sospesa sull’orlo di un orgasmo negato che le faceva male fisicamente. Lui si sedette, appoggiandosi allo schienale con un sospiro soddisfatto, il cazzo lucido dei suoi umori che puntava verso l’alto.

«Vieni qui. In ginocchio, tra le mie gambe.»

Laura scivolò giù, incastrandosi nello spazio ristretto tra i sedili anteriori e quello posteriore. Matteo le sollevò il mento con un dito.

«Ora ti siedi sulla mia faccia. E mentre lo fai, usi quei piedini che tanto ti piace mostrare per farmi venire. Se mi soddisfi, ti lascio godere.»

Il cuore di Laura fece un salto. Si arrampicò su di lui con movimenti goffi, ostacolata dai tacchi che non le aveva permesso di togliere. Si posizionò sopra il suo viso, abbassandosi lentamente finché la bocca di Matteo non trovò la sua figa gonfia e bagnata. La lingua di lui la colpì come una scarica elettrica, leccando dal clitoride fino all’apertura, succhiando, mordicchiando.

Laura gemette, piegandosi in avanti per raggiungere il cazzo di Matteo con i piedi. Tolse un tacco, poi l’altro, lasciandoli cadere sul pavimento dell’auto. Strinse l’erezione tra le piante dei piedi, cominciando a muoverle su e giù con movimenti incerti all’inizio, poi sempre più coordinati. Sentiva la lingua di Matteo esplorare ogni piega, ogni centimetro della sua intimità, mentre lei lo masturbava con i piedi, il corpo piegato in un arco innaturale.

Attraverso il vetro appannato, Laura incrociò lo sguardo del guardone. L’uomo non si nascondeva più. Stava lì, la mano che pompava freneticamente il proprio cazzo, gli occhi fissi su quella scena surreale. E invece di vergogna, Laura sentì potere. Era lei a dare quello spettacolo. Era lei a eccitare quell’estraneo. Era lei che, pur sottomessa a Matteo, controllava il desiderio di quell’uomo.

Strinse più forte con i piedi, accelerando il ritmo. Matteo grugnì contro la sua figa, le vibrazioni che attraversarono il clitoride facendola sussultare. La lingua di lui si fece più insistente, circolare, spietata. Laura sentì l’orgasmo montare di nuovo, inarrestabile.

«Padrone, per favore…», gemette, la voce spezzata.

Matteo le morse leggermente il clitoride, poi succhiò forte. «Vieni», ordinò contro la sua carne.

L’orgasmo la investì come un treno, facendola gridare senza controllo. Le gambe le tremarono così forte che quasi perse la presa sul cazzo di Matteo, ma lui la tenne ferma, continuando a leccarla attraverso le ondate di piacere che la scuotevano. Laura riprese a muovere i piedi con foga rinnovata, volendo restituire quella sensazione, volendo sentirlo venire.

Il corpo di Matteo si irrigidì. Un grugnito profondo le vibrò contro la figa ancora pulsante. Il primo schizzo di sborra le colpì i polpacci, caldo e denso. Laura continuò a massaggiarlo con i piedi mentre lui si svuotava, il seme che le colava sulla pelle, macchiando i sedili di pelle dell’auto.

Fuori, il guardone venne anche lui, piegandosi in avanti con un sussulto, la mano che pompava le ultime gocce sul cemento del parcheggio.

Laura si lasciò cadere di lato, esausta, il respiro che le bruciava nei polmoni compressi dal corsetto. Matteo le accarezzò i capelli sudati, un gesto inaspettatamente tenero dopo tanta crudeltà.

«Brava la mia cagna», mormorò. «Sei stata perfetta.»

Lei sorrise nell’oscurità dell’auto, il corpo che le doleva in mille punti diversi, la mente che galleggiava in uno stato di beatitudine confusa. Fuori, il guardone si allontanò in fretta, probabilmente vergognandosi ora che l’adrenalina era calata.

Ma Laura non provava vergogna. Solo una strana, nuova forma di libertà.

Matteo la coprì con la sua giacca, baciandole la fronte. «Andiamo a casa. Hai guadagnato un bagno caldo e le coccole.»

«Sì, padrone», sussurrò lei, chiudendo gli occhi.

Le luci al neon dell’autosilo continuavano a tremolare, indifferenti, mentre l’auto si avviava verso l’uscita, lasciandosi dietro solo il profumo persistente di sesso e trasgressione.

Scritto da

Nora Valli
Nora Valli
Ha cinquantotto anni. Scrive da quando ne aveva sedici, ma ha cominciato a pubblicare tardi, dopo un lungo periodo in cui produceva testi che non faceva leggere a nessuno — quaderni, file datati, appunti presi in stanze in cui non avrebbe dovuto trovarsi. Quel materiale grezzo è ancora la sua miniera principale.La sua è una prosa che rifiuta l'ammorbidimento. Nora lavora sul corpo con una precisione quasi clinica: il sudore, il fiato che cambia ritmo, il fastidio di una posizione tenuta troppo a lungo, il momento in cui il desiderio smette di essere elegante. I suoi personaggi vogliono cose che li mettono in imbarazzo e le vogliono comunque. La tensione nei suoi racconti nasce quasi sempre da lì: dallo scarto tra ciò che una persona ammette di volere e ciò che il suo corpo continua a chiedere anche quando la testa ha già detto basta.

Ultimi Racconti e Fantasie Cuckold

La sessione di Giuseppe

Il collare del vecchio GiuseppeLa luna piena illuminava l'appartamento al dodicesimo piano come un riflettore naturale. Emile aveva scelto quella suite proprio per le vetrate panoramiche: le piaceva l'idea che la città dormisse sotto di lei mentre esercitava il suo controllo. Giuseppe era già lì quando era arrivata, seduto sul divano in pelle, le mani intrecciate nervosamente. Cinquantotto anni,...

La catena di velluto e acciaio

L'attico al quarantaduesimo piano dell'hotel Excelsior era una gabbia dorata dove Antonio aveva scelto di rinchiudersi. La benda di seta nera gli premeva sulle palpebre, cancellando il mondo visivo e amplificando ogni altro senso: il fruscio della lingerie di Raffaella quando si muoveva, il tintinnio metallico della catena che collegava il suo collare alle sue mani, il profumo di...

Schiava d’alta quota

Collare sotto le stelleIl vento notturno accarezzava la pelle nuda di Hannah mentre Jack stringeva il guinzaglio collegato al collare che le cingeva il collo. Erano sul tetto del grattacielo che ospitava il suo attico, la città brillava sotto di loro come un tappeto di diamanti. Il corsetto bordeaux le comprimeva il busto, facendo straripare il seno sopra il...

Il Camerino dell’Angelo Nero

L'invito dell'angelo cadutoJames abbassò la macchina fotografica quando le luci della passerella si spensero. Aveva immortalato decine di modelle quella sera, ma una sola gli era rimasta impressa sulla retina: Emily, l'angelo nero che aveva chiuso la sfilata. Il suo corsetto di pelle borchiato, le piume corvine che si estendevano dalla sua chioma come ali spezzate, e soprattutto quello...