La prova del vestito

Il negozio era uno di quelli che non pubblicizzano nulla. Una targa discreta in via Montenapoleone, una vetrina sobria, un portone in mogano scuro. Claudio aveva varcato quella soglia per puro caso, spinto dalla necessità di trovare qualcosa di adeguato per la festa di sabato. Non si aspettava certo che quella visita si sarebbe trasformata in tutt’altro.

«Buonasera. Posso aiutarla?»

La voce lo colpì prima ancora dello sguardo. Ilaria era emersa da dietro una tenda color bordeaux, i capelli ramati raccolti in una coda morbida, gli occhi verdi che lo scandagliavano con un’intensità che andava oltre la professionalità. Indossava un tailleur nero aderente, la gonna appena sopra il ginocchio, i tacchi alti che facevano risaltare la curva dei polpacci.

«Cerco un completo. Per una serata importante.»

«Certo. Segua.»

Non era una richiesta. Era un ordine gentile, pronunciato con quel tono che non ammette repliche. Claudio la seguì attraverso il negozio, notando come lei si muovesse con una grazia studiata, ogni passo calibrato per attirare l’attenzione. Lo guidò verso i camerini sul retro, un ambiente riservato con pareti rivestite in legno scuro e specchi su tre lati.

«Si accomodi qui. Le porto alcune opzioni.»

Quando tornò, aveva tra le braccia tre completi diversi, ma fu la sua espressione a catturarlo. Un sorriso appena accennato, uno sguardo che indugiava un secondo di troppo. Posò gli abiti su una poltroncina e si voltò verso di lui.

«Ha bisogno di aiuto per spogliarsi?»

La domanda era provocatoria, detta con un candore finto che tradiva le vere intenzioni. Claudio esitò solo un istante prima di annuire. Le dita di Ilaria si mossero sui bottoni della sua camicia con una lentezza esasperante, sfiorando la pelle nuda a ogni passaggio. Quando la camicia scivolò via, lei fece un passo indietro per osservarlo.

«Bel fisico. Fa sport?»

«Palestra. Tre volte a settimana.»

«Si vede.»

Le sue mani scivolarono sui pettorali di lui, apparentemente per valutare la taglia, ma il tocco era troppo intimo, troppo prolungato. Claudio sentì il sangue affluire verso il basso, il desiderio montare inesorabile. Ilaria se ne accorse, ovviamente. Il suo sguardo scese, si soffermò sul rigonfiamento nei pantaloni, e il sorriso si fece più marcato.

«Sembra che il camerino la ecciti, signor…?»

«Claudio.»

«Claudio.» Ripeté il nome come se lo stesse assaporando. «Io sono Ilaria. E mi piace quando un cliente… apprezza il servizio.»

Si avvicinò ancora, fino a quando i loro corpi quasi si toccarono. Poi, con un gesto fluido, si sfilò la giacca del tailleur, rivelando una camicetta di seta che lasciava intravedere il reggiseno di pizzo nero sotto. I bottoni si aprirono uno dopo l’altro, e quando la camicetta cadde, Claudio trattenne il respiro.

Non indossava solo lingerie. Al collo aveva un collare di pelle nera con un anello a D, e da quell’anello pendeva un guinzaglio arrotolato. Ilaria lo notò seguire lo sguardo e rise, un suono basso e roco.

«Ti piace quello che vedi?»

«Sì.»

«Allora prendilo.»

Claudio afferrò il guinzaglio e lo tirò, costringendola ad avvicinarsi. Le loro bocche si incontrarono con una fame immediata, lingua contro lingua, denti che mordevano labbra. Lei gemette contro la sua bocca mentre le mani di lui esploravano la schiena, scendendo fino ad afferrare il culo sodo attraverso la gonna.

«Spogliami.» Sussurrò lei contro le sue labbra.

La gonna scivolò via rivelando un intimo trasparente che lasciava vedere tutto: la figa già lucida di desiderio, le cosce avvolte in autoreggenti nere. Ilaria si voltò, offrendo la schiena, e Claudio slacciò il reggiseno lasciando che cadesse. Quando si girò di nuovo, le tette erano libere, i capezzoli già duri.

«Ora tocca a te.» Disse lei, inginocchiandosi davanti a lui.

Le sue dita esperte aprirono la cintura, abbassarono i pantaloni e i boxer in un unico movimento fluido. Il cazzo di Claudio scattò libero, già completamente eretto. Ilaria lo afferrò alla base, lo accarezzò lentamente, poi si chinò e lo prese in bocca.

Il calore umido lo avvolse, la lingua che giocava con la punta mentre lei succhiava con una pressione perfetta. Claudio affondò le dita nei capelli ramati, guidando il ritmo, spingendo più a fondo fino a sentirla ansimare. Lei lo guardò dal basso, gli occhi verdi lucidi, e continuò a succhiare con dedizione.

«Cazzo, sei bravissima.» Gemette lui.

Lei si staccò con un suono umido, un filo di saliva che collegava ancora le labbra alla punta del suo cazzo.

«Voglio che mi scopi. Qui. Adesso.»

Claudio non aspettò un secondo invito. La sollevò di peso, la spinse contro la parete ricoperta di specchi, e Ilaria avvolse le gambe intorno ai suoi fianchi. Con una mano guidò il cazzo all’ingresso della figa bagnata, e poi spinse dentro con un unico affondo deciso.

«Oh, dio!» Gridò lei, la schiena che si inarcava contro lo specchio.

Claudio cominciò a scoparla con colpi profondi e ritmati, le mani che afferravano le cosce per tenerla sollevata, il bacino che sbatteva contro il suo. Ilaria graffiava la schiena di lui, i gemiti che si facevano sempre più forti, senza preoccuparsi di chi potesse sentire.

«Più forte… scopami più forte…»

Lui obbedì, aumentando il ritmo, il suono della carne contro carne che riempiva il camerino. La figa di Ilaria era stretta e calda, si contraeva intorno al suo cazzo a ogni spinta. Claudio sentiva il piacere montare, ma voleva prolungare quel momento.

La posò a terra e la girò, facendola appoggiare con le mani contro lo specchio. Poi si inginocchiò dietro di lei e affondò la faccia tra le sue natiche, la lingua che trovava la figa bagnata e cominciava a leccare con avidità.

«Oh cazzo, sì… leccami tutta…» Gemette Ilaria, spingendo il culo contro la faccia di lui.

Claudio divorò quella figa come un affamato, la lingua che entrava e usciva, che giocava con il clitoride, che assaporava ogni goccia di quel nettare dolce. Ilaria tremava, le gambe che minacciavano di cedere, finché lui non si rialzò e la penetrò di nuovo, questa volta da dietro.

La scopò con colpi brutali, le mani che afferravano i fianchi, tirando il guinzaglio con l’altra mano per costringerla ad inarcare la schiena. Ilaria gridava senza ritegno, la faccia premuta contro lo specchio, il fiato che appannava la superficie.

Fu in quel momento che la tenda del camerino si aprì.

Roberto entra in scena

«Vedo che il servizio clienti è migliorato.»

La voce era maschile, profonda, divertita. Claudio si fermò di colpo, il cazzo ancora affondato nella figa di Ilaria, e si voltò. Sulla soglia c’era un uomo sulla cinquantina, capelli grigi impeccabilmente pettinati, completo sartoriale che gridava ricchezza e potere. Il suo sguardo scorreva sulla scena con un’espressione di piacere non dissimulato.

«Roberto…» Ansimò Ilaria, senza però fare alcun movimento per coprirsi. «Pensavo fossi fuori tutto il pomeriggio.»

«Cambio di programmi.» Rispose lui, entrando nel camerino e chiudendo la tenda alle sue spalle. «E devo dire che il quadretto che ho trovato è decisamente… stimolante.»

Si avvicinò, gli occhi che studiavano Claudio con interesse.

«Non ti dispiace se mi unisco, vero? Dopotutto, questo è il mio negozio. E Ilaria è… una dipendente molto speciale.»

Claudio guardò Ilaria, cercando una conferma. Lei annuì, il desiderio evidente negli occhi.

«Ci sta. Ma voglio vedervi scopare insieme.»

Roberto sorrise e cominciò a spogliarsi con calma metodica. Quando fu nudo, rivelò un fisico ancora tonico nonostante l’età, e un cazzo che non aveva nulla da invidiare a quello di Claudio.

«Sdraiati.» Ordinò a Ilaria, indicando la poltroncina.

Lei obbedì, stendendosi sul mobile imbottito, le gambe divaricate. Roberto si posizionò tra le sue cosce e la penetrò con un affondo deciso, strappandole un gemito. Claudio osservava, il proprio cazzo ancora duro, eccitato dalla scena.

«Vieni qui.» Disse Roberto, facendogli cenno. «Voglio che la riempiamo tutta.»

Claudio capì immediatamente. Si avvicinò e, con l’aiuto di Roberto che rallentò i movimenti, posizionò il proprio cazzo all’ingresso del culo di Ilaria. Lei era tesa, ma anche eccitata. Spinse lentamente, sentendo la resistenza iniziale e poi la resa, il suo cazzo che scivolava dentro quel buco stretto.

«Oh dio… oh dio… sì…» Gemeva Ilaria, le mani che si aggrappavano ai braccioli della poltrona.

Cominciarono a muoversi insieme, trovando un ritmo sincronizzato. Claudio sentiva il cazzo di Roberto attraverso la sottile parete di carne, la sensazione era incredibilmente intensa. Scopavano quella donna insieme, riempiendola completamente, e lei urlava di piacere, persa in un vortice di sensazioni.

«Sto venendo… sto venendo…» Gridò Ilaria dopo pochi minuti, il corpo che si irrigidiva mentre l’orgasmo la travolgeva.

Le sue contrazioni furono troppo per entrambi. Roberto si sfilò per primo, afferrando il proprio cazzo e cominciando a segarsi furiosamente. Claudio lo imitò, uscendo dal culo di Ilaria e posizionandosi accanto a lui.

«Vieni qui.» Disse Roberto a Ilaria. «Inginocchiati.»

Lei scivolò dalla poltrona e si mise in ginocchio tra loro due, spingendo le tette in avanti. Afferrò entrambi i cazzi e li premette tra i suoi seni generosi, cominciando a muoverli su e giù creando una pressione perfetta.

«Sì… sborratemi addosso… voglio sentire la vostra sborra calda sulle tette…»

Claudio venne per primo, il cazzo che eruttò getti caldi di sperma sul petto e sul viso di Ilaria. Roberto lo seguì pochi secondi dopo, aggiungendo la sua sborra a quella di Claudio. Ilaria continuò a muovere le tette, mungendoli fino all’ultima goccia, poi si portò le dita al petto e raccolse lo sperma, leccandolo con evidente piacere.

«Delizioso.» Mormorò, sorridendo.

Roberto si rivestì con la stessa calma con cui si era spogliato, poi si voltò verso Claudio.

«Il completo è in omaggio. Considera questo… un bonus di benvenuto.»

Ilaria rise, ancora in ginocchio, coperta di sborra e sudore.

«Torna quando vuoi, Claudio. Abbiamo molti altri… servizi da offrirti.»

Claudio si rivestì in silenzio, ancora stordito da quello che era appena successo. Quando uscì dal negozio, il completo accuratamente piegato in una borsa elegante, si voltò un’ultima volta. Attraverso la vetrina vide Ilaria che lo salutava con la mano, il sorriso malizioso sempre stampato sul viso.

Sabato sera la festa poteva anche aspettare. Aveva già deciso quando sarebbe tornato in quella sartoria.

Scritto da

Nora Valli
Nora Valli
Ha cinquantotto anni. Scrive da quando ne aveva sedici, ma ha cominciato a pubblicare tardi, dopo un lungo periodo in cui produceva testi che non faceva leggere a nessuno — quaderni, file datati, appunti presi in stanze in cui non avrebbe dovuto trovarsi. Quel materiale grezzo è ancora la sua miniera principale.La sua è una prosa che rifiuta l'ammorbidimento. Nora lavora sul corpo con una precisione quasi clinica: il sudore, il fiato che cambia ritmo, il fastidio di una posizione tenuta troppo a lungo, il momento in cui il desiderio smette di essere elegante. I suoi personaggi vogliono cose che li mettono in imbarazzo e le vogliono comunque. La tensione nei suoi racconti nasce quasi sempre da lì: dallo scarto tra ciò che una persona ammette di volere e ciò che il suo corpo continua a chiedere anche quando la testa ha già detto basta.

Ultimi Racconti e Fantasie Cuckold

La dominatrice maculata

Il contratto di latticeGiacomo non aveva mai visto nulla di simile. Mercedes era entrata nel suo appartamento al ventesimo piano come una visione felina, il lattice maculato che seguiva ogni curva del suo corpo con una precisione oscena. La tuta aderiva alla sua pelle scura come una seconda epidermide, riflettendo le luci della città che pulsavano oltre le vetrate....

La suite col guinzaglio

Il check-in all'Hotel Bellavista era filato via liscio come seta. Filippo aveva prenotato la junior suite con vasca idromassaggio e vista lago, una di quelle fughe romantiche che Cecilia amava tanto. Coppia aperta da tre anni, avevano imparato a dosare complicità e libertà con una naturalezza che faceva invidia persino a loro stessi.Alla reception, mentre Cecilia firmava il registro,...

L’ultima corsa della notte

Il solito check-inUgo parcheggiò il TIR nel retro dell'hotel, lontano dalla strada principale. Erano le tre del pomeriggio di un mercoledì qualunque, e la stanchezza delle ultime diciotto ore di guida gli pesava sulle spalle come cemento armato. Quarantotto anni, mani callose, pancia pronunciata da troppi panini in autogrill e notti in cabina. Ma non era venuto lì per...

Nel Parcheggio Dopo le Ore Piccole

Il parcheggio sotterraneo dell'ufficio era deserto alle due di notte. Roberto allentò la cravatta mentre camminava verso l'auto, le scarpe che risuonavano sull'asfalto umido. Annalisa lo precedeva di qualche passo, i tacchi a spillo rossi che creavano un ritmo ipnotico. Si erano attardati per chiudere la presentazione del giorno dopo, ma entrambi sapevano che non era solo quello il...