Il check-in all’Hotel Bellavista era filato via liscio come seta. Filippo aveva prenotato la junior suite con vasca idromassaggio e vista lago, una di quelle fughe romantiche che Cecilia amava tanto. Coppia aperta da tre anni, avevano imparato a dosare complicità e libertà con una naturalezza che faceva invidia persino a loro stessi.
Alla reception, mentre Cecilia firmava il registro, Filippo aveva incrociato lo sguardo di una donna appoggiata al bancone. Capelli corvini, labbra carnose dipinte di rosso scuro, un tailleur che prometteva e nascondeva al tempo stesso. Lei gli aveva sorriso con quella sfrontatezza elegante che non lascia dubbi.
«Prima volta qui?» aveva chiesto Claudia, avvicinandosi con nonchalance.
«Prima volta in questo hotel» aveva risposto Filippo, reggendo il gioco. «Ma non sono nuovo a… esplorazioni.»
Cecilia si era voltata giusto in tempo per cogliere la scintilla. Conosceva quello sguardo del marito, quel modo di inclinarsi leggermente in avanti quando qualcosa lo interessava davvero. Si era avvicinata, aveva posato una mano sul fianco di Filippo con proprietà affettuosa.
«Mia moglie, Cecilia» aveva detto lui, senza imbarazzo.
Claudia aveva allungato la mano, stringendo quella di Cecilia con una pressione decisa. «Piacere. Stavo giusto chiedendomi se vostro marito fosse disponibile per un drink.»
«Dipende» aveva risposto Cecilia, studiandola. «Cosa hai in mente?»
«Qualcosa che richiede… collaborazione.»
Filippo aveva sentito il sangue affluire più veloce. Cecilia aveva inarcato un sopracciglio, poi aveva annuito impercettibilmente. «Camera 304. Tra venti minuti.»
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Quando Claudia aveva bussato, Filippo le aveva aperto con ancora addosso i jeans e la camicia del viaggio. Lei era entrata con sicurezza, una borsa di pelle nera a tracolla. Cecilia era seduta sulla poltrona vicino alla finestra, gambe accavallate, un bicchiere di vino in mano.
«Chiudi la porta» aveva ordinato Cecilia, senza alzarsi.
Filippo aveva obbedito, improvvisamente consapevole di un’inversione nei ruoli. Claudia aveva posato la borsa sul letto, l’aveva aperta con calma studiata. Dentro, latex lucido stampato leopardato, guinzagli, manette foderate, un dildo con imbracatura.
«Tua moglie mi ha scritto mentre salivi» aveva detto Claudia, estraendo un body leopardato da uomo. «Le nostre fantasie coincidono.»
Filippo aveva guardato Cecilia, che sorrideva con quella piega maliziosa delle labbra. «Sorpresa, amore. Pensavi di essere tu il cacciatore stasera?»
Il cuore gli era esploso nel petto. Eccitazione e vulnerabilità si erano mescolate in un cocktail inebriante. «Io… non sapevo che volessi…»
«Spogliati» aveva tagliato corto Claudia, sfilandosi la giacca. Sotto indossava già il reggiseno leopardato, aderente come una seconda pelle. «E mettiti questo. Voglio vederti lucido e pronto.»
Le dita di Filippo avevano tremato mentre si sbottonava la camicia. Cecilia si era alzata, aveva versato altro vino, poi si era avvicinata per aiutarlo a infilare il body di latex. Il materiale era freddo, stretto, lo avvolgeva come una morsa sensuale. Ogni movimento produceva un fruscio sintetico che amplificava la propria consapevolezza fisica.
Claudia si era svestita con lentezza teatrale, rivelando il completino leopardato che fasciava curve generose. Aveva infilato i tacchi alti – anche quelli maculati – e si era avvicinata a Filippo con passo felino. Gli aveva allacciato il collare al collo, agganciandovi il guinzaglio.
«In ginocchio» aveva sussurrato, tirando la catena.
Filippo si era abbassato, sentendo il latex scivolare sulla pelle, stringere all’inguine. Il cazzo già duro premeva contro il tessuto aderente. Cecilia si era spogliata a sua volta, infilandosi un body identico a quello di Claudia. Le due donne si erano scambiate un’occhiata complice, poi Cecilia aveva preso il guinzaglio dalla mano dell’altra.
«Striscia fino al letto» aveva ordinato sua moglie.
Il pavimento era freddo sotto le ginocchia. Filippo aveva gattonato, il guinzaglio teso, la testa bassa, il respiro già affannoso. Dietro di lui, sentiva i tacchi delle due donne battere sul marmo, poi attutirsi sul tappeto.
«Sdraiati sulla schiena» aveva detto Claudia.
Obbedì. Il materasso accolse il suo corpo teso. Cecilia gli aveva afferrato i polsi, li aveva tirati sopra la testa e legati alla testiera con corde di seta nera. Strette quanto bastava per immobilizzarlo, morbide abbastanza da non ferire. Claudia aveva fatto lo stesso con le caviglie, divaricandogli le gambe.
«Così sei perfetto» aveva mormorato Cecilia, passandogli una mano sul petto fasciato di latex. «Il mio leopardo addomesticato.»
Claudia era salita sul letto, si era posizionata sopra di lui dandogli le spalle. Aveva abbassato il body scoprendo il culo sodo, poi aveva afferrato il cazzo di Filippo attraverso l’apertura del latex, liberandolo. Senza preavviso, era scesa su di lui in una cavalcata inversa che gli aveva strappato un gemito strozzato.
«Zitta, bestia» aveva sibilato Cecilia, mettendogli una mano sulla bocca. «Non hai il permesso di lamentarti.»
Claudia si muoveva con ritmo lento, scivolando su e giù, i glutei che sbattevano contro il bacino di Filippo. Il latex amplificava ogni sensazione, ogni attrito. Lui tirava contro le corde, non per liberarsi ma per scaricare la tensione insostenibile.
Poi Claudia si era girata, affrontandolo. Gli aveva poggiato le mani sul petto, aveva aumentato il ritmo. I seni rimbalzavano nel reggiseno leopardato, il viso contratto in un’espressione di piacere feroce. Cecilia si era spogliata completamente, era salita sul letto e si era posizionata sopra la faccia del marito.
«Leccami» aveva ordinato, abbassandosi sulla sua bocca.
Filippo aveva affondato la lingua nella figa bagnata di sua moglie mentre Claudia lo cavalcava senza pietà. Il sapore familiare di Cecilia, il calore estraneo di Claudia, il latex che stringeva, le corde che trattenevano: ogni senso era sovraccarico.
Claudia si era chinata in avanti, appoggiando le mani sul materasso accanto alla testa di Filippo, cambiando l’angolo di penetrazione. Cecilia gemeva, macinando il bacino contro la bocca del marito, le mani nei suoi capelli.
«Brava troia» aveva sussurrato a Claudia. «Fallo soffrire.»
Claudia era venuta con un grido soffocato, le pareti della figa che si contraevano attorno al cazzo di Filippo. Si era sollevata, era scesa dal letto con le gambe tremanti. Cecilia era venuta subito dopo, schizzando sulla faccia del marito, poi si era spostata.
Le due donne si erano prese una pausa, avevano bevuto vino, l’avevano lasciato lì legato, il cazzo ancora duro e pulsante, coperto dei succhi di Claudia.
«Ora viene il bello» aveva detto Cecilia, tornando con l’imbracatura. Claudia gliel’aveva allacciata, aggiustando il dildo nero che sporgeva dal suo bacino.
Avevano slegato Filippo, l’avevano girato a pancia in giù, gli avevano legato di nuovo i polsi alla testiera. Cecilia gli aveva abbassato il body scoprendo il culo, gli aveva versato lubrificante freddo tra le natiche.
«Respira» aveva sussurrato, infilando prima un dito, poi due.
Filippo aveva gemito nel cuscino, il corpo che si tendeva e si rilassava al tempo stesso. Claudia gli aveva dato uno schiaffo violento su una natica, poi un altro. Il bruciore si era espanso in cerchi concentrici di piacere-dolore.
Cecilia aveva posizionato il dildo, aveva spinto lentamente. Filippo aveva sentito la pressione, la resistenza, poi la resa. Il giocattolo era scivolato dentro, riempendolo completamente.
«Ecco il mio bravo leopardo» aveva sussurrato Cecilia, iniziando a muoversi. «Adesso sei davvero mio.»
Claudia si era sdraiata sotto di lui, aveva preso il suo cazzo in bocca. La doppia stimolazione era devastante: il dildo che entrava e usciva dal culo, la bocca calda e umida che lo succhiava. Le sculacciate di Cecilia scandivano il ritmo, ogni schiaffo una punizione e una promessa.
Filippo era venuto con un urlo animale, schizzando nella gola di Claudia che aveva ingoiato tutto. Il corpo gli era collassato sul materasso, le corde ancora strette ai polsi, il respiro a singhiozzi.
Le due donne lo avevano slegato, accarezzato, baciato. Claudia se n’era andata un’ora dopo, lasciando il numero di telefono. Filippo e Cecilia erano rimasti abbracciati nella vasca idromassaggio, il lago che brillava sotto la luna.
«Miglior check-in di sempre» aveva mormorato lui.
Cecilia aveva riso, mordendogli il lobo dell’orecchio. «E abbiamo ancora quattro notti.»
